A 800 anni di distanza dalla morte di San Francesco, avvenuta il 3 ottobre 1226, il Ravenna Festival ha scelto di dedicare la sua XXXVII edizione al Santo patrono d’Italia. Nacque al mondo un sole è il verso 50 del canto XI del Paradiso con cui Dante affida a Tommaso d’Aquino l’elogio di Francesco, luminosissimo avvocato di una riconciliazione universale. La cittadina romagnola si prepara così a celebrare la memoria e il culto del “poverello d’Italia”, la cui eredità spirituale continua a parlare al presente per la forza dei suoi valori universali, capaci di superare confini storici e religiosi.
Fedele alla propria vocazione diffusa, Ravenna Festival si articola in una rete di luoghi identitari della città: il Teatro Dante Alighieri, dedicato alla memoria del Sommo Poeta; la Basilica di San Vitale e Sant’Apollinare Nuovo, insieme al Mausoleo di Galla Placidia, testimonianze straordinarie di un passato bizantino; il centro storico, in cui si intrecciano epoche diverse; ma anche “spazi non convenzionali”, come le Artificierie Almagià, e strutture contemporanee quali il Palazzo Mauro De André, sede privilegiata di grandi eventi.
Fondato nel 1990 da Cristina Mazzavillani Muti, oggi la direzione artistica è nelle mani di Angelo Nicastro e Anna Leonardi. Negli anni il Festival ha conquistato una posizione di rilievo, affermandosi tra le iniziative culturali più prestigiose del Paese e contribuendo ad accendere i riflettori sulla città bizantina.
Profondo e duraturo è il legame che unisce Ravenna alla famiglia Muti, che ha scelto questa città – quest’anno come in passato – come meta de “Le Vie dell’Amicizia”. Il progetto, portato alla luce nel 1997 dal Maestro Riccardo Muti, consiste in una serie di “pellegrinaggi laici” che toccano città ferite, nel segno della fratellanza, stella polare di un percorso senza confini in cui la musica si fa strumento di incontro tra culture diverse e popoli lontani.
Spirito che ben si concilia con la figura di Francesco d’Assisi, che si spinse fino al cospetto del sultano d’Egitto, in terre segnate allora come oggi da conflitti, a testimoniare la forza del dialogo e dell’ascolto. La sua storia diviene il filo conduttore di numerosi appuntamenti che popolano il Festival dalla metà di maggio fino al mese di luglio: dall’incontro con il lupo alla predica al Sultano al-Kamil, fino alla rilettura musicale del Cantico delle Creature proposta dall’Ensemble Micrologus. Episodi della vita del santo che si intrecciano, però, anche con appuntamenti dal respiro più contemporaneo, accomunati da quei valori di armonia, fratellanza e riconciliazione che Francesco ha incarnato e che il tempo non è riuscito a scalfire.
In questo orizzonte, si inserisce anche il concerto inaugurale, in programma giovedì 21 maggio al Pala De André. La violinista Anne-Sophie Mutter, nel ruolo di solista, sarà impegnata in un dialogo tra il proprio violino e la Royal Philharmonic Orchestra diretta da Vasily Petrenko, sulle note di Gustav Mahler e Ludwig van Beethoven. Le melodie scelte sono la Sinfonia n.5 in do diesis minore e il Concerto per violino e orchestra in re maggiore op. 61. Entrambe raccontano di un viaggio: la Sinfonia, in cinque movimenti che vanno dalla marcia funebre iniziale alla liberazione conclusiva del Rondò; il Concerto, invece, nella ricerca di un equilibrio armonioso e dialogico tra violino e orchestra, in un rapporto di intima complicità musicale.