Festival Verdi: da Alzira ad Aida, un viaggio verso “Mondi lontani”

Un viaggio tra terre remote, culture e popoli forestieri e immaginari lontani: è stata la XXVI edizione del Festival Verdi, che ha scelto come tema quello dei “Mondi lontani”. Evocando la fascinazione per l’esotico tipica della cultura europea ottocentesca, l’itinerario, dal 1° al 25 ottobre tra Parma e Busseto, ha toccato tre continenti attraverso tre grandi opere.

Una scelta che invita a riflettere sulle diversità culturali nella società contemporanea e sull’importanza delle relazioni tra popoli e individui: mondi lontani, ma legati da destini che si intrecciano, tra conflitti, identità e potere.

Il primo di questi tre mondi è stato il Perù: Alzira (1845), opera verdiana di raro ascolto, ambientata alla metà del Cinquecento, durante le conquiste spagnole, ha inaugurato il festival il 1° ottobre. Nel nuovo allestimento firmato da Manuel Renga e sotto la direzione di James Conlon, il titolo è tornato al Festival Verdi per la prima volta dal 2002, inserendosi perfettamente nel clima di un’edizione che esplora anche le zone meno battute del repertorio del Maestro.

L’itinerario è proseguito nella Babilonia biblica, sulle tracce della celebre vicenda di potere, conquista, fede e identità di Nabucodonosor (1842). L’opera ha debuttato il 3 ottobre al Teatro Regio di Parma nel nuovo allestimento firmato da Pier Luigi Pizzi, con Francesco Lanzillotta alla guida dell’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna e, tra i protagonisti, Ariunbaatar Ganbaatar, Lidia Fridman e Michele Pertusi.

L’ultima tappa del viaggio è stata l’Antico Egitto. Nel piccolo e prezioso Teatro Giuseppe Verdi di Busseto, Aida (1871), andata in scena per la prima volta al Teatro dell’Opera del Cairo, ne ha evocato le atmosfere. L’allestimento è quello storico di Franco Zeffirelli, creato proprio per questo teatro in occasione del Centenario verdiano del 2001; sul podio della Filarmonica Toscanini, Giuseppe Mengoli. È stata proprio Aida, domenica 25 ottobre, a calare il sipario sulla XXVI edizione.

Il 10 ottobre, giorno della nascita del compositore, il Teatro Regio di Parma ha ospitato il tradizionale Gala Verdiano, appuntamento centrale del Festival, diretto da James Conlon e dedicato all’attrazione di Verdi verso l’esotico, con pagine da Il corsaro e Jérusalem. Come ogni anno, il 14 ottobre, si è tenuto anche Fuoco di gioia, il gala lirico di beneficenza organizzato dal Gruppo Appassionati Verdiani – Club dei 27. Venerdì 23 ottobre, infine, è stata la volta della Messa da Requiem, diretta da Daniele Rustioni al suo debutto al Festival.

Accanto al cartellone principale hanno trovato spazio anche il concerto dell’Accademia Verdiana e la sezione Ramificazioni, dedicata al dialogo tra l’eredità verdiana e la creatività di altri compositori: quattro concerti in altrettanti luoghi, che hanno attraversato i “mondi lontani” evocati dalla musica. Dal tardo Ottocento di Wagner, che in Parsifal guarda al buddismo, all’impressionismo di Debussy; dalle suggestioni dei canti dei nativi americani in Dvořák alla filosofia indiana che ispira lo Stockhausen degli anni Settanta; dall’attrazione di Henze per il Giappone fino al teatro musicale di Lucia Ronchetti, che racconta la migrazione di persone e opere, ieri come oggi.

Verdi Off, come sempre, ha portato la musica fuori dai teatri, nelle strade, nelle piazze, nei quartieri e nei luoghi della vita quotidiana, per raggiungere e coinvolgere pubblici sempre più ampi e diversificati, invitandoli ad avvicinarsi all’opera e ai valori verdiani con sguardi nuovi, in modo lieve, giocoso e aperto.