Il Festival Internazionale di Musica Sacra di Pordenone dedica la 35ª edizione a “Fede ed eresia”

È il confine tra fede ed eresia la domanda attorno a cui si costruisce la 35ª edizione del Festival Internazionale di Musica Sacra di Pordenone, promosso da Presenza e Cultura con la direzione artistica di Franco Calabretto ed Eddi De Nadai. “Fede ed eresia” è il tema di un nuovo percorso triennale che si concluderà nel 2028 e che avrà il suo culmine nel 2027, anno di Pordenone Capitale italiana della Cultura. «Il nuovo triennio amplia ulteriormente l’indagine verso i territori della non ortodossia», spiega Calabretto, «in un percorso di avvicinamento al 2027 che ospiterà una grande produzione sul tema dell’eresia».
Il termine eresia deriva dal verbo greco hairéō, “scegliere”: per il presidente di Presenza e Cultura, monsignor Orioldo Marson, l’eresia nasce all’interno dell’esperienza di chi crede, come tentativo di capire più a fondo Dio e la vita. Marson propone una lettura del tema che va oltre l’ambito confessionale: «Dal punto di vista sociale e antropologico, qualcuno è sempre eretico per qualcun altro. Qualcuno lo è per me e io lo sono per qualcuno». Una prospettiva che trova riscontro anche nel programma del festival: «Il cristianesimo nasce plurale, e plurale rimane. Per questo ascoltiamo con gioia le musiche di J.S. Bach e le liturgie dell’oriente cristiano». Il tema assume così anche un significato “laico”: di fronte al rischio di dinamiche di pensiero unico, governato da pochi potenti, «è importante il richiamo alla libertà di pensiero e alla responsabilità personale».
Come già nel 2025, anche quest’anno la rassegna si è articolata in due fasi. La prima, dall’11 giugno al 5 luglio, anteprima del consueto programma autunnale, si è aperta con lo spettacolo Il Santo folle. Francesco, il Sultano, una tenda sulle rive del Nilo, presentato in occasione dell’800° anniversario dalla morte di San Francesco d’Assisi.
Il cartellone autunnale, in scena dall’11 ottobre al 15 novembre, ha preso il via con l’Omaggio a Papa Leone. Il Guillou Consort, diretto da Matteo Cesarotto, ha eseguito nel Duomo Concattedrale di San Marco la Messa da Requiem che Lorenzo Perosi compose nel 1903 per le esequie di Leone XIII, nel settantesimo anniversario della morte del compositore. Accanto al Requiem sono stati eseguiti tre mottetti di Valentino Miserachs-Grau dedicati a Leone XIV. Il programma è stato poi replicato nella Basilica di San Pietro in Vaticano.
Con Un altro cielo. Le signore del gioco: eretiche e streghe tra musica e storia, il 17 ottobre Palazzo Mantica ha accolto il volto più esplicitamente eretico della rassegna. Luca Scarlini ed Enerbia Ensemble hanno intrecciato parola e musica per restituire voce a figure femminili accusate di eresia e stregoneria. Il giorno successivo il Duomo ha ospitato la prima assoluta di Genesi, trittico di Renato Miani su testi dello storico Angelo Floramo, con la recitazione di Aida Talliente, la voce di Elsa Martin e il Coro Polifonico di Ruda diretto da Fabiana Noro.
Il festival proseguirà con Danze sacre, danze profane, che accosta la Danse sacrée et danse profane di Debussy e il Quartetto dorico di Respighi a pagine di Natra, Hasselmans, Fabbro e Giacomo Susani. Sarà poi la volta di Salve Regina, che attraversa sei secoli di musica mariana fino a una nuova commissione affidata al giovane Lorenzo Subrizi, e del Saul di Händel, parabola di un sovrano schiacciato dal potere e dalla paura di perdere l’amore del suo popolo. The Building of Grace di Carlo Galante chiuderà il cartellone autunnale domenica 15 novembre, celebrando il 150° anniversario della nascita del cardinale Celso Costantini, originario di Zoppola.