Il numero si apre, come di consueto, con l’Avviso ai naviganti. L’interrogativo sollevato in questo numero riguarda il sogno europeo; si può parlare ancora di futuro e di appartenenza all’Europa? In uno scenario segnato da conflitti e tensioni internazionali, Francesco Maria Perotta, direttore editoriale di IF e Presidente di Italiafestival, invita a cogliere anche i segnali positivi. E proprio un segnale incoraggiante è arrivato qualche settimana fa da Bruxelles, in occasione dell’incontro con il Commissario Europeo alla Equità Intergenerazionale, Gioventù, Cultura e Sport, Glenn Micallef. Il commissario ha condiviso con i festival europei, riuniti grazie al European Festival Association (EFA), i punti chiave della nuova programmazione 2028-2034, con particolare attenzione ai fondi per la cultura.
Nella rubrica La parola del mese, Guido Barbieri esplora technè, parola greca che può essere tradotta come “tecnica”, “arte”, o “conoscenza”. Nei filosofi classici, technè è legata alle arti delle Muse: poesia, danza, recitazione, pantomima e canto e al rapporto tra corpo e sapere. Oggi, le tecnologie digitali rischiano di cancellare questa dimensione concreta, sostituendo il contatto fisico con interazioni bidimensionali. Technè diventa così uno spunto per riflettere sull’importanza delle arti performative e sul ruolo centrale del corpo nell’esperienza artistica.
Questa riflessione trova concreta applicazione nei festival e nelle pratiche artistiche contemporanee. Cecilia Balestra, direttrice dal 2012 di Milano Musica, racconta a Giorgio Moppi come il ruolo del direttore artistico stia cambiando insieme ai progressi della tecnologia. Alvise Vidolin, ripercorre con Stefano Valanzuolo mezzo secolo di attività nel campo della live Electronics: dalla sua formazione all’Università di Padova all’incontro con Luigi Nono e alla Biennale Musica di Venezia, che ha dato inizio a un percorso costantemente animato dal sound elettronico. Giorgio Barberio Corsetti, con la sua Scena aumentata, sperimenta le possibilità offerte dalle nuove tecnologie per ammodernare opere liriche di Donizetti, Rossini e Auber.
Giunti alla sesta e ultima edizione del mandato curatoriale di Wayne McGregor per la Biennale di Venezia, Anna Schizzarotto Negroni, analizza il lavoro degli ultimi tre anni del coreografo britannico, che ha scelto di consolidare un terreno già noto più che osare nuove direzioni. Ed è proprio in questa tensione tra pluralità e prudenza che Negroni si interroga su cosa resta oggi della danza come linguaggio specifico e della coreografia come atto di scrittura e di pensiero vivente sul presente. Parallelamente, Adriana Borriello, dopo oltre quarant’anni anni, è tornata a danzare Rosas danst Rosas, uno degli exploit della cosiddetta “nuova danza” europea degli anni Ottanta. Il progetto Multicast Rosas danst Rosas è stato inaugurato nell’ambito del Festival Van Volxem, che si è concluso a fine febbraio a Bruxelles negli articolati e rinnovati spazi di un ex lavanderia industriale che ha ospitato tre diverse realtà: Rosas, P.A.R.T.S., e Ictus.
Non poteva mancare in IF uno sguardo ai diversi appuntamenti che si sono svolti in questo periodo. Stefano Tomassini racconta Gener Bender Bologna, festival che intercetta immaginari legati a corpo e genere, con una programmazione multidisciplinare che celebra empatia, creatività collaborativa e vulnerabilità corporea.
In questo contesto si inserisce anche l’intervista di Cecilia Carponi a Remco Schuurbiers, co-direttore artistico del CTM Festival di Berlino e collaboratore di DISK Agency, che riflette sulla technè come conoscenza relazionale e sul ruolo culturale ed etico dei festival oggi.
Chiara Ghidini ci porta in Oriente dove il festival digitale diventa un’infrastruttura capace di organizzare pratiche artistiche, istituzioni e comunità temporanee attorno alla produzione e alla circolazione di immagini, suoni e dati. La tecnologia è protagonista anche in Olanda al Highlight Delft Festival, che affronta il tema del rapporto tra essere uomo e “macchina”. Allo stesso tempo Penelope Biessy si interroga sul ruolo della realtà virtuale nell’arte, esperienze immersive come VR e XR sono in grado di riattivare il corpo dello spettatore, trasformando percezione e movimento in elementi centrali della narrazione.
Anche il Carnevale di Viareggio, recentemente conclusosi, entra nella rivista a testimoniare l’importanza di eventi capaci di connettere persone e comunità: Lina di Lembo dedica alcune pagine a questo storico appuntamento, che si svolge sullo sfondo del mare della Versilia e richiama ogni anno oltre 600.000 visitatori da tutto il mondo. Silvia Bottiroli, curatrice, dramaturg e co-direttrice artistica di Short Theatre, ricorda che il festival è più di una vetrina artistica: è uno spazio vitale di produzione e
incontro.
Il numero si chiude con una considerazione: la sostenibilità non riguarda solo cosa facciamo, ma anche come pensiamo e raccontiamo. Legambiente promuove da anni Festambiente, un ecofestival che promuove sostenibilità e transizione ecologica e tra le varie iniziative il progetto Rigenerazione culturale a emissioni zero insieme a ItaliaFestival e Santa Chiara Lab – Università di Siena, accompagnando organizzatori e territori in un percorso
graduale di pratiche condivise. Lorenza Bizzarri richiama anche il lavoro della Fondazione Santagata per l’Economia della Cultura con il progetto 4C – deCarbonizzazione in Campo Culturale e Creativo, nato da una constatazione precisa: il settore culturale, oltre ad essere chiamato a ridurre i propri impatti ambientali, può svolgere un ruolo attivo nella promozione di modelli di sviluppo più sostenibili, incidendo sugli immaginari, sui comportamenti e
sulle scelte collettive.