La 35ª edizione di Milano Musica è dedicata al tema della lontananza, non intesa come limite, ma come risorsa creativa e opportunità di apertura verso nuove esperienze. Lontananze creative è infatti il titolo scelto da Milano Musica, associazione per la musica contemporanea, per questa nuova edizione che, partita domenica 26 aprile, ha alzato il sipario al Teatro alla Scala di Milano e proseguirà fino giugno. Un viaggio alla scoperta di culture diverse e nuove tecnologie: una metafora che ben si adatta all’idea di lontananza proposta dal festival, articolato in varie tappe accomunate dalla creatività, filo conduttore capace di generare sonorità inedite ed esplorare paesaggi sconosciuti della musica acustica ed elettronica.
Diversamente dalla precedente edizione monografica, interamente dedicata a Francesco Filidei, Lontananze creative quest’anno rende omaggio a due protagonisti diversissimi come Morton Feldman e György Kurtág, entrambi nati nel 1926, ed entrambi legati a testi di Samuel Beckett, al quale si sono ispirati nella ricerca di nuovi modi di pensare e ascoltare il suono.
Gran parte degli appuntamenti in programma si svolgeranno nella splendida cornice neoclassica del Teatro alla Scala. I concerti, caratterizzati da rilevanti commissioni e co-commissioni internazionali, perlustrano differenti “lontananze creative”, con un totale 8 prime assolute e 13 prime in Italia.
Il viaggio musicale di Lontananze creative ha avuto inizio con il Quartetto Noûs, protagonista del concerto di apertura di domenica, che ha eseguito musiche di Thomas Adès, Luciano Berio, Kurtág e Adriano Guarnieri. Il quartetto tornerà poi, insieme al soprano Alda Caiello, per eseguire la duplice prima italiana di The Sirens Cycle per soprano e quartetto d’archi, e di Siren’s song e di Peter Eötvös.
Filippo Gorini, Premio Abbiati 2022 come miglior solista, dopo il debutto scaligero al Festival 2024, tornerà a presentare gli esiti di Sonata for 7 Cities, progetto itinerante che porta la musica fuori dai suoi luoghi tradizionali.
Il percussionista Minh-Tâm Nguyen, membro delle Percussions de Strasbourg, si esibirà assieme all’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI diretta da Michele Gamba. In programma, When the moon of mourning is set di Carmine Emanuele Cella e I don’t know how to cry di Georg Friedrich Haas, due lavori che anticipano le vibrazioni dell’orchestra del futuro.
Per l’omaggio a Kurtág e a Feldman si cambierà sede: l’Auditorium Angelicum ospiterà le serate monografiche dedicate ai due cicli Scenes from a Novel e …pas à pas – nulle part…, e Neither, produzione originale su testo di Beckett, che ne scrisse il libretto pur essendo estraneo alla tradizione operistica.
Altri incontri si snodano tra il Teatro Gerolamo, il Teatro Elfo Puccini, la Chiesa di Sant’Angelo, Piazza Sempione e gli Spazi del Contemporaneo alla Fabbrica del Vapore, al cui interno una residenza artistica interculturale riunisce artisti provenienti da paesi diversi, che fondono le proprie culture lontane in un progetto in cui il ritmo delle percussioni di Matchume Zango, Daniel Kollé e Matteo Savio pervade ogni fibra dell’esperienza sonora.
Il festival si conclude con la partecipazione dei giovani musicisti dell’Ensemble del Conservatorio “G. Verdi” di Milano, che esplorano diverse “distanze”: dall’arpa di Toru Takemitsu, intonata quasi ad accorciare le distanze con l’Oriente e a simulare il koto, strumento giapponese a pizzico, alla lontananza nel tempo di Haas, che da Josquin Desprez arriva a una sua macroscopica variazione. Dagli ambienti timbrici e armonici cangianti, al centro della ricerca di Unsuk Chin, fino all’impatto emozionale del dialogo tra chitarra elettrica ed ensemble di Dai Fujikura.